Il programma per le regionali 2024

Lucania, ricca di futuro

Un luogo geniale da proiettare in avanti

INTRODUZIONE

Nella Lucania dei tesori perduti, la politica ed il governo della regione devono innanzitutto rispettare il luogo: ascoltare il suo genius loci per restituire valore al suo ineguagliabile patrimonio fatto di storia, di cultura, di paesaggio e di tutte le risorse in esso comprese, dall’acqua alla terra e ai boschi.

Regioni di ogni dove hanno saputo fare dell’interazione tra luogo e identità la leva dello sviluppo e delle più proficue relazioni internazionali, promuovendo i territori per creare insediamenti produttivi, oppure per attrarre nuovi abitanti, studenti e visitatori, per innovare e per connettersi con il mondo.

Processi che la nostra regione, nonostante i suoi caratteri indelebili e il suo ecosistema di ricchezza, non è riuscita a cogliere nemmeno in minima parte, ritrovandosi sempre meno abitata e sempre meno valorizzata.

Volt ha indagato a fondo lo spirito dei luoghi, alla riscoperta del loro genio, per fare della Lucania una regione proiettata nel futuro, attraverso la Rivoluzione Viola. Un approccio proteso all’innovazione, nel quale ogni attore – istituzioni, persone, mondo produttivo e associativo, professionisti – si senta parte di una squadra, di un gruppo con la stessa missione: un’unica e riconoscibile esperienza per riscoprire i valori e la ricchezza dei lucani.

La Lucania è la nostra terra promessa. Afflitta, tuttavia, da istituzioni e partiti autoreferenziali: siamo consapevoli di correre a piedi scalzi, ma abbiamo forza, coraggio e idee. Non è un caso che lo sguardo sia rivolto innanzitutto ai giovani, perché loro, noi, possiamo rappresentare fierezza e impegno civile per trasferire questa spinta anche dentro le istituzioni.

Niente più della forza delle persone comuni e li sentimento di appartenenza ad una comunità, sono in grado di realizzare qualsiasi rie cambiamento. Mentre ci sono regioni in Italia e in Europa che hanno molto meno e che invece sono ricche: di cervelli innanzitutto, sono ricche dei nostri giovani, dei nostri medici che non trovano spazio in una sanità regionale fallita e che sono invece l’eccellenza di altre regioni opaesi stranieri. Tutto questo avviene per precise responsabilità dei politici: destra e sinistra hanno pensato solo a sé stessi. E allora, con al forza e con le storie di ogni singola persona comune, facciamo la Rivoluzione Viola: per cambiare la classe dirigente e far diventare la Lucania quello che merita di essere: ricca di futuro! Eustachio Follia

LA LUCANIA E IL SUO CONTESTO. UN PO’ DI NUMERI

Vogliamo raccogliere i sogni dei lucani Quando parliamo di sogni, non lo facciamo per riferirci a qualcosa di impossibile: parliamo della realtà che vorremmo, concreta e realizzabile. Sapendo che ognuno di noi può contribuire al mutare degli eventi, sapendo che dal lavoro delle vostre mani, da quello delle vostre menti, dai sentimenti e dalla passione, potranno venire le risposte e la forza per cambiare ciò che è così semplicemente per abitudine, perché siamo disillusi, ci hanno disilluso, ci hanno abituati a non cercare e a non creare il bello, il meglio. Invece, sappiamo di poter raccontare ciò che è ancora possibile, senza più nessuna rassegnazione. Sappiamo che non è facile: nessuno pensa che sia facile. Specialmente in un territorio che si svuota, che perde energie, come un corpo che si dissangua. Perde anche il suo sistema di valori, la sua identità. Un po’ di numeri Siamo una regione in cui il 73% del territorio è inabitato, per effetto dello spopolamento, innanzitutto, che colpisce 126 dei 131 Comuni lucani. Praticamente tutti. Nella nostra regione una abitazione su tre è vuota: case fantasma. Abbiamo 95.000 case senza abitanti. Cirigliano nel 2022 aveva 286 abitanti: ne perde una quindicina l’anno. A Cirigliano ci sono 579 case, 400 sono disabitate. Più o meno la stessa cosa succede ad Armento, a San Martino d’Agri e a Castelgrande. Il 1° gennaio 2001 eravamo 600 mila abitanti; adesso siamo meno di 538 mila: in 20 anni abbiamo perso una città come Matera o come Potenza. Questo non si chiama più spopolamento: questa si chiama ESTINZIONE. Non è difficile qui essere disillusi: la scorsa estate la Basilicata ha toccato il punto più basso della storia dei trasporti su ferro da oltre 100 anni. Per un mese i lucani non sono potuti né partire né arrivare da nessuna parte del territorio per la chiusura di tutte le linee ferroviarie. Siamo la Regione in cui anche l’Università – lo denunciamo da anni – ha fallito la sua missione, grazie alle connivenze di baroni e politici. E siccome laurearsi non sempre aiuta a trovare lavoro qui, i ragazzi se ne vanno. Da decenni, conviviamo con un sistema che mortifica i talenti, costringendoli a cercare fortuna altrove. 2 Sono cose che producono delle conseguenze su molti aspetti della nostra vita. La conseguenza più grave è la distruzione del sistema sociale, economico e culturale dovuto alla completa assenza di servizi di base: le scuole si svuotano, la popolazione scolastica è scesa da 80 mila nell’anno 2017-2018 alle 70 mila dell’anno scolastico 2023-2024, con una perdita di 10 mila studenti. Chiudono le scuole e ci sono le pluriclassi. Chiudono gli uffici postali e gli sportelli bancari, mentre interi reparti ospedalieri vengono spostati. L’emigrazione sanitaria: una politica regionale totalmente insensata ha fatto in modo che dai nostri ospedali scappassero medici, infermieri, tecnici. Un’emorragia che mina il diritto alla salute dei lucani, gli ospedali (ad eccezione del San Carlo) vengono tutti depotenziati, e per chi è più distante non resta altro da fare che andare fuori regione. Nel 2022, ogni cittadino lucano ha speso 125 euro per le cure fuori regione (a fronte dei 45 di media nazionale), che si sono tradotti in 69milioni di deficit a carico del bilancio regionale. Per non parlare delle persone più fragili, spesso anziane, che rinunciano del tutto alle cure. In Basilicata si va avanti così per abitudine: politici inutili e annoiati che fanno sempre le stesse cose. Diminuisce la popolazione e si tagliano i servizi: si tagliano i servizi e la popolazione diminuisce ancora. Diminuisce anche il numero dei contribuenti, e questo impatta sulla finanza pubblica (anche a livello locale) con effetti anche sul Pil.

La popolazione lucana è più anziana della media nazionale (che è già alta): se l’età media nazionale è di 46 anni, a Carbone, in provincia di Potenza, è di 58 anni. A Potenza – nel capoluogo di regione – ci sono più pensionati che lavoratori attivi: 89 occupati ogni 100 pensionati. Lo dice l’INPS. Nella Basilicata in via di estinzione, insieme agli abitanti scompaiono anche i negozi e le botteghe. Negli ultimi 10 anni sono scomparsi 2000 artigiani su 14.000: – 14%! Con le botteghe e i negozi di vicinato che chiudono, diventano più grigie anche le strade e le città. 3 Andare o restare Di fronte a tutto questo, non possiamo pensare che l’emigrazione sia una scelta personale. Per chi viene da posti come i nostri, è il CAP (il codice di avviamento postale) che determina il destino di una ragazza o di un ragazzo. Viene insegnato che in posti come i nostri non c’è spazio per sognare; il lavoro, la carriera professionale, la realizzazione…sono soltanto fuori! Partire o restare: essere linfa per costruire il futuro qui oppure andare altrove. È una decisione che provoca conflitti, lacerazioni, dilemmi. Dobbiamo insegnare ai ragazzi non come scappare , ma come poter restare: non certo per una forma di nostalgia regressiva, di inerzia, immobilismo. Al contrario, restare deve essere la base fondativa, il punto di partenza di nuovi progetti, nuove aspirazioni, nuove rivendicazioni. Dobbiamo avere un progetto per restare e per realizzarci. Non serve certo fare la retorica neoromantica dei nostri paesi: non c’è bisogno di questo, c’è bisogno di investire energie. Perché i paesi non si ripopolano e non si riversano con gli slogan, oppure ristrutturando qualche casa: serve una adeguata offerta di servizi di cittadinanza: la scuola, gli asili, la farmacia, i trasporti, i presidi sanitari. Disturbano certe false celebrazioni, disturba quella politica che parla di borghi da rivitalizzare e poi chiude gli ospedali, non sistema le strade e taglia i servizi. Tutto questo avviene per precise responsabilità dei politici – destra e sinistra hanno pensato solo a sé stessi – allora noi cambiamo tutto, facciamo la Rivoluzione Viola! Perché questa volta a votare non deve andarci la metà degli elettori; vogliamo che ai seggi ci sia la fila delle ragazze e dei ragazzi. A noi tocca il compito di cambiare la classe dirigente e far diventare la Lucania, quello che merita di essere: ricca di futuro!

Il tornio Da una indagine di Riabitare l’Italia, emerge che il 67% dei 4 giovani vorrebbe restare nel proprio comune: perché c’è una migliore qualità della vita, relazioni umane migliori. Chi vuole andare via lo fa pensando invece alle opportunità di formazione e di lavoro, ai servizi. Noi dobbiamo creare qui queste condizioni. Non possiamo dire alle ragazze e ai ragazzi: restate qui e fatevi piacere il poco che c’è. Noi diciamo, invece: restate qui e opponetevi all’estinzione, reinventate i vostri luoghi e le generazioni future, i vostri nipoti, ve ne renderanno merito nelle piazze e nei comuni della Basilicata. Restare non significa aspettare, restare significa incominciare. Restare, ma anche tornare: ci sono tanti giovani che hanno già dimostrato di aver sviluppato un progetto di ritorno: “tornare”: una parola che viene dall’azione: tornare significa “lavorare al tornio”, quindi tornare per creare qualcosa di nuovo. Questi luoghi, con le loro risorse, le loro specificità culturali, il loro genius loci, devono innescare nuovi modelli di sviluppo: anche il welfare può essere un investimento in una società sempre più anziana; non dobbiamo ad essere i contadini di un secolo fa, ma possiamo sviluppare l’agricoltura innovativa, studiando e mettendo in atto pratiche nuove.

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